00:46 , 21 Set 2019
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Lo statuto di Isola in lingua volgare

PREFAZIONE

Alle minoranze nazionali, è stato detto, la conoscenza del passato aiuta a conservare e consolidare la propria identità e serve per legittimare il presente e prospettare un possibile futuro. Scaturendo da questa constatazione, su iniziativa della Comunità Italiana di Isola e della Redazione de “Il Mandracchio”, la Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana ha supportato un paio di anni fa la pubblicazione della prima parte della storia di Isola, scritta più di un secolo fa dallo storico Luigi Morteani. Nell’occasione ci si era ripromessi di dare alle stampe pure la seconda parte, comprendente il testo dello Statuto della nostra città del 1360 che, dopo quel lontano 1888, non ha più visto altre edizioni ed il volume si trova ormai completamente scomparso dalla circolazione: a quanto ci consta nella nostra regione esiste una sola copia depositata presso il Dipartimento di Storia Patria della Biblioteca Centrale di Capodistria.

Nei preparativi per la ristampa dello Statuto, la Redazione de “Il Mandracchio” si è spesso posta la domanda se – oltre all’intrinseco valore di documentazione storica – il volume avrebbe avuto anche una adeguata rispondenza a livello divulgativo e conoscitivo, soprattutto presso la popolazione odierna, italiana e non, di Isola, in particolarte di quella più giovane, che è certamente più sottoposta all’usura dispersiva del tempo: quella che, probabil-mente, conosce meno i travagli e le vicissitudini storiche, culturali ed economiche della nostra cittadina. Anche e soprattutto a testimonianza di una presenza culturale, linguistica e nazionale nei decenni e nei secoli che non finisca con l’esaurirsi nella evidente constatazione di un retaggio architettonico e di una sparuta presenza numerica di appartenenti ad una comunità nazionale minoritaria.

La risposta, naturalmente, comportava tutta una serie di dubbi e di perplessità, a partire da una possibile lettura di questi testi anche al di fuori dello stretto ambiente degli storici di professione: la lingua latina – o tempora, o mores! – è letteralmente scomparsa dai programmi di studio delle nostre scuole, sia italiane che slovene. E anche lo studio della storia e della letteratura, per quanto riguarda la nostra regione, è tutt’altro che prolifica e, probabilmente, oltre a qualche cenno sul fatto che nel periodo medievale e in quello Rinascimentale in Italia i Comuni godevano di una certa qual autonomia e che venivano retti da Podestà, in armonia con le regole dettate dalla Serenissima, ben poco si insegna della reale situazione locale.

Sapevamo, naturalmente, che lo Statuto di Isola del 1360, scritto in latino – perché quella era la lingua in cui allora si comunicava ufficialmente anche a Isola a livello di amministrazione comunale – era stato riscritto nel 1500 con una traduzione in “volgare” eseguita dai funzionari del Comune per renderlo “fruibile” e comprensibile nella nuova lingua popolare introdotta e, per così dire, legittimata dal Sommo Poeta e che anche nella piccola Isola aveva finito con il sostituire quella dotta. Sapevamo pure che l’unica copia originale esistente viene conservata presso la Biblioteca Civica di Trieste. La domanda, tuttavia, era rappresentata da chi avrebbe potuto e saputo rileggere e trascrivere integralmene quelle pergamene stilate a mano con una calligrafia che avrebbe richiesto l’opera di uno studioso armato di tanta pazienza, oltre che di una notevole conoscenza della materia.

A risolvere questa prima, ma determinante perplessità, venne in aiuto il dottor Franco Degrassi, Isolano purosangue, che le vicissitudini storiche hanno portato a vivere a Trieste. L’amore e, se vogliamo, la struggente nostalgia per la sua città, che fu costretto ad abbandonare ancora ragazzo, lo spinsero a frugare nella storia e negli archivi, a prendere in mano lo Statuto in italiano volgare e ad iniziare la sua trascrizione parola per parola, articolo per articolo, capitolo per capitolo, trasferendo il testo su uno strumento tecnico più adeguato ai tempi, rispetto alla penna d’oca usata mezzo millennio fa, nonché di più facile e rapida lettura.

Il resto, pur se comportò lunghi e laboriosi tempi di elaborazione, è stato relativamente facile: a partire dalla constatazione che sarebbe stato certamente più opportuno e di maggiore utilità pubblicare e divulgare il testo “volgare” rispetto a quello latino: per tutti avrebbe significato apprendere e comprendere in diretta la realtà culturale ed economica, oltre che amministrativa, di Isola così come era rimasta documentata nei secoli, a partire appunto dal lontanissimo Medio Evo.

Il presente volume viene dato alle stampe, quindi, per la prima volta e può vedere la luce proprio nei giorni e nei mesi che stanno a significare il passaggio temporale da un secolo all’altro e da un millennio all’altro. E se possiamo farlo lo dobbiamo al lavoro del dottor Franco Degrassi ed al suo amore per la sua e nostra città. Ed è, crediamo, soprattutto per questo suo attaccamento a Isola se non ha saputo (e anche voluto) resistere alle nostre pressioni e alle nostre continue insistenze per portare a termine il lavoro entro i pochi mesi che ci eravamo prefissi per la sua pubblicazione, anche a scapito di qualche imperfezione. Avremmo voluto rileggerlo ancora e ancora, per togliere qualsiasi possibilità di errore, sia nell’interpretazione che nella trascrizione del testo originale, ma saremmo andati ben oltre i tempi previsti. Avremmo voluto corredare il volume con uno studio critico, ma allora avremmo tolto a noi stessi il piacere e l’orgoglio di poter sostenere che questa prima edizione in assoluto dello Statuto di Isola in volgare è il risultato, pur nella sua modesta veste tipografica, dell’impegno dei figli di Isola e del loro sforzo affinché le radici non vadano perdute. Con questo, il lavoro sugli Statuti di Isola non è assolutamente terminato. Andrebbe ristampato il testo latino. Andrebbe, soprattutto, trascritto e pubblicato il IV Libro, che contiene le norme statutarie e le misure introdotte a Isola dopo il 1400, comprese le note apportatevi dal proprietario del Codice, il nobile isolano Giacomo de Besengo, succeduto, come noto, all’originario della famiglia Manzioli. Una parte del lavoro è già stato eseguito. Il resto, armandoci di buona volontà e di tempo sufficiente, non dovrebbe comportare sostanziali difficoltà. Anzi, da questo punto di vista, siamo certi che questo rapporto di collaborazione e di comuni intenti riguardanti un progetto altamento significativo come lo Statuto di Isola, sia intriso di quei valori, ancora più profondi, che legano tutti gli Isolani di ieri e di oggi, nella speranza che anche quelli di domani prendano coscienza di una cultura e di una tradizione che sarebbe sacrilegio dimenticare.

Silvano Sau

Presidente della Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana

 

Isola, Dicembre 2000

 



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