00:39 , 21 Set 2019
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Isola in 200 cartoline

 Silvano Sau

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  A PROPOSITO DI CARTOLINE

            Da oltre un secolo le cartoline postali illustrate offrono un’immagine “semplice”, ma vera, della realtà, del costume, del gusto artistico, e dello sviluppo sociale, economico ed urbanistico di un determinato territorio. Prendendo in considerazione soltanto quelle stampate nell’epoca della loro maggiore diffusione, dal 1895 al 1946, se ne possono contare alcuni milioni di tipi. Facendo i conti possiamo affermare tranquillamente che sono stati messi in circolazione diversi miliardi di esemplari. Spesso si tratta di testimonianze eccezionalmente valide della vita quotidiana, degli avvenimenti, della propaganda politica e militare, distribuite in un arco molto ampio di tempo, articolate in una straordinaria gamma di temi, a volte contrastanti, ma sempre di grande effetto. Leggendo la data di pubblicazione delle cartoline, le immagini che riproducono ci consentono pure di definire anno per anno la storia di una società, di una città. Il quadro di informazioni trasmesse da tale mezzo può essere completato con i messaggi destinati al ricevente e con le varie affrancature.

Bisogna considerare che la cartolina illustrata è stata il mezzo di comunicazione di massa più diffuso dalla sua origine all’avvento della televisione, tanto che non è esagerato parlare di fenomeno massmediologico povero per eccellenza e, proprio per questo, alla portata di tutti. Si è diffusa tra tutte le classi sociali, dalle più umili alle più raffinate, trasmettendo ovunque i suoi messaggi che potevano essere di volta in volta di tipo politico, pubblicitario, sociale o di costume. Questa sua originalissima caratteristica è stata ben intuita e sfruttata per influire, in modo anche subdolo, ma certamente efficace, sull’opinione pubblica. Il regime fascista, ad esempio, ha operato in maniera magistrale per sfruttare al massimo il mezzo propagandistico rappresentato dalle cartoline illustrate, promuovendo una produzione intensa e anche di una certa qualità artistica.

Il primo, e certamente il più appagante dei motivi per cui qualcuno si mette a collezionare cartoline d’epoca, è indubbiamente quello dei grandi illustratori che le hanno create: le cartoline sono state anche una testimonianza diretta del “divenire” delle tendenze dell’arte locale e internazionale. Fra i nomi degli artisti che hanno contribuito a questa produzione “popolare” (diffondendo il proprio modo di fare arte e la propria appartenenza ad una determinata corrente) nomi illustri come, tanto per rimanere in Italia, Boccioni, Sironi, o il famosissimo triestino Marcello Dudovich.

Naturalmente, anche tra i collezionisti delle cartoline esistono gli “archeologi”, coloro che si interessano in particolare dei primi esemplari dell’oggetto collezionato e limitano la loro ricerca ad esemplari sicuramente degni di essere considerati delle vere e proprie “antichità”. Ogni paese, ogni città, ogni contrada addirittura, vanta la sua “prima cartolina” (il modo più sicuro comunque per accertarne la data di nascita è il controllo della data sull’annullo postale). Si conoscono esemplari tedeschi risalenti al 1868 e altri del 1870. Orientativamente, però, si può affermare che la data di nascita della cartolina illustrata risale al periodo che va dal 1870 al 1875. Per comodità si propongono poi delle suddivisioni in epoche, per cui il periodo dal 1870 al 1884 può venir considerato come il momento dei “precursori” delle cartoline.

Per quanto riguarda le cartoline italiane, in leggero ritardo - almeno nelle nostre zone - su quelle prodotte dall’Austria-Ungheria, le prime conosciute risalgono al periodo tra il 1881 (molto rare) e il 1884.

Accanto a questi primi esemplari vanno ricordati diversi “pezzi” molto interessanti che si possono definire dei veri e propri “incunaboli” e rappresentano il periodo in cui la cartolina ha incominciato ad avere un suo sviluppo più organico, una diffusione più vasta. Tra il 1885 e il 1893, infatti, la cartolina illustrata incomincia ad avere una notevole diffusione in vari paesi, soprattutto nelle regioni d'influenza della lingua e della cultura tedesche, quindi anche nel cosiddetto Litorale Adriatico di austriacante memoria, di cui faceva parte pure la piccola città di Isola.

C’è poi il periodo delle cartoline che si possono considerare semplicemente “antiche”, che va dal 1894 al 1899: è un’epoca di grande diffusione della cartolina, e la produzione di modelli e l’invenzione di curiosità di ogni genere e di ogni tipo diventano quasi quotidiane.

Il periodo che va dal 1900 al 1920 si può definire l’età d’oro: sono gli anni di maggior produzione delle cartoline illustrate, durante i quali si sviluppano i grandi temi del “liberty” e quelli riguardanti la prima guerra mondiale. L’Austria-Ungheria è stata maestra nel produrre serie su serie di cartoline illustrate finalizzate all’uso dei militari, ma anche per propagandare la propria macchina bellica. Del resto, anche la produzione italiana del periodo è notevole, anche se aumenta superbamente nel periodo successivo, in seguito alla vittoria e all’avvento del fascismo. In tale periodo il quantitativo delle cartoline immesse sul mercato è indubbiamente altissimo e si può affermare senza dubbio che la maggior parte del collezionismo è interessato proprio a quell’epoca.

Anche per la nostra Isola il fenomeno delle cartoline illustrate va probabilmente ricollegato al periodo della fine del secolo scorso, quando i mezzi di comunicazione e di trasporto diventarono di massa, quindi non erano più a disposizione di pochi privilegiati, ma di strati più ampi di popolazione che incominciò a spostarsi con una certa facilità da un posto all’altro, sia per lavoro, sia per svago. Naturalmente a tutto ciò contribuì pure un forte sviluppo delle industrie.

La cittadina d'Isola allora non offriva, come del resto non offre nemmeno oggi, grandi attrattive dal punto di vista architettonico o culturale-artistico per invogliare una gran quantità di tipografi a stampare cartoline. È certo, quindi, e gli esemplari reperiti e in parte pubblicati in questa raccolta lo confermano, che le cartoline raffiguranti Isola traggono spunto da due momenti particolari della nostra città. Da una parte abbiamo, verso la fine del secolo scorso, l’apertura di importanti industrie conserviere, che aiutò notevolmente un certo movimento di persone e di notizie, agevolato anche dall’apertura di un moderno (per allora) ufficio postale e telegrafico, dall’altra, la nascita di un pur modesto complesso turistico, ma per i tempi abbastanza ben attrezzato, come quello dei bagni di Porto Apollo. Probabilmente sono stati questi due elementi a stimolare e a favorire la nascita di una precisa necessità di comunicazione a distanza per mezzo delle cartoline postali illustrate.

Altri fattori sono conseguenza dei primi due: una rete non indifferente di servizi dediti al ristoro e allo svago (vedi l’elenco degli alberghi e dei ristoranti) e una serie di iniziative sociali legate alla crescita dell’imprenditoria e di una classe operaia progressista. Non a caso, tra le cartoline illustrate pubblicate nei primi anni di questo secolo una riguarda la nascita della prima biblioteca circolante, un'altra la presenza molto attiva della Lega Nazionale (si era in periodo di dominio austro-ungarico), e una addirittura dedicata all’inaugurazione della Casa del Popolo nel 1905.

Se escludiamo quelle con contenuti di carattere generale, come messaggi augurali, che facevano parte di alcune serie di cartoline stampate prevalentemente a Trieste, ma che possono essere il prodotto di una qualsiasi tipografia dell’Impero, la stragrande maggioranza delle cartoline che troviamo ad Isola in questo periodo presenta vedute più o meno riuscite della cittadina e del suo circondario. Le più numerose, naturalmente, riguardano il porto, visto che i visitatori possibili acquirenti di queste provenivano soprattutto dall’interno del vasto impero asburgico ed il mare rappresentava un elemento di novità e di interesse. Seguono via via le immagini che riprendono i bagni di Porto Apollo e le due piazze che allora fungevano da centro della vita cittadina: le Porte e Piazza Grande.

Queste vedute ci danno una precisa testimonianza storica della vita di Isola verso la fine del secolo scorso e nei primi decenni di questo. In essa notiamo subito un elemento rivelatore del periodo in cui sono state stampate. Fino alla fine della Grande Guerra e negli anni immediatamente successivi, sui margini delle cartoline, la denominazione della città è quella che è rimasta in secoli, cioè quella di Isola. Dopo gli anni venti, con la venuta dell’amministrazione regia italiana, probabilmente per distinguerla da altre eventuali “Isole” presenti sul territorio nazionale, la denominazione ufficiale fu modificata in “Isola d’Istria”. Tale denominazione rimase in vita per quasi ottant’anni, fino al 1996, quando il Consiglio Comunale decise di ripristinare il nome originario.

La raccolta delle cartoline illustrate che presentiamo in questo piccolo volume, non ha certamente la pretesa di essere completa. Tante altre avrebbero dovuto essere presenti, a testimonianza della città e dei suoi costumi. Quelle che siamo riusciti a raccogliere appartengono soprattutto a tre collezionisti che hanno voluto partecipare assieme a noi a questa piccola ricerca. Rino Prelaz, Lucio Lorenzutti e Adriano Princival. I primi due residenti a Trieste, anche se il primo è Isolano patoco ed il secondo è consorte di cittadina Isolana. Alcune, poi, fanno parte dei materiali che siamo riusciti a raccogliere nell’ambito del concorso della mostra “La nostra storia”.

            Abbiamo voluto che il volume rappresentasse anche un piccolo sforzo di ricerca sulla storia di Isola, sui toponimi, sui modi di dire e sulla sua vita passata. Presentiamo così, a completamento delle cartoline, una serie di spigolature tratte da fonti che parlano della nostra città.

            Offriamo questo libro ai lettori con la speranza che possa risultare di una qualche utilità e stimolare altri, più attrezzati e più competenti di noi ad affrontare in maniera scientifica e adeguata.

 

TOPONIMI ISOLANI

Aguavia - Acquavia

Località nei pressi della chiesetta della Madonna di Loreto. Ha sicuramente origine dal fatto che a fondo valle - la vale de Strugnan - ci fossero in abbondanza ruscelli - agueri - e vene acquifere. Nel dialetto isolano aguer è il piccolo corso d’acqua che con le piogge ingrossa fino a diventare torrente.

Agnisi

È situato subito dopo il vecchio macello, operante ancora nei primi anni cinquanta di questo secolo, dove oggi è collocato l’autocamp. La località era nota per una fontana con sorgente d’acqua, cui attingevano gli abitanti delle campagne circostanti, per i quali recarsi alla Fontana de Fora era troppo distante. Il nome sembra di origine romana, derivante da Anicius, nome personale o della famiglia romana degli Anicii che probabilmente era proprietaria del vicino insediamento di Vilisan, i cui resti vennero scoperti appena in questo secolo per opera dell’isolano, prof. A. Degrassi. E dato sicuro, comunque, che la famiglia romana degli Anicii fosse presente in Istria, tanto che a Cittanova è stata trovata l’iscrizione Petrone probi v.cet - Anicie probea c.f.

Ariol - Arivol - Rioli

Come già per Aguavia, anche questo toponimo deriva indubbiamente dalla presenza di una fonte d’acqua, di un rio, di un rivo, che sta per ruscello. La località si trova tra Settore e Nosedo e, come questo di Isola ci sono diverse altre località nel settentrione italiano che portano un nome molto simile e che ugualmente trae origine dalla presenza di un corso d’acqua o di un canale.

Barè e Baredina

Deriva dal dialetto veneto-istriano che per baro intende, ancora nei giorni nostri, cespuglio e che, nell'accezione contadina, trasformato in barè sta a significare terreno incolto, quindi pieno di cespugli e mucchi d’erba. Il toponimo s’incontra per la prima volta in un testamento di Isola del 1517.

Bosumè

Non ci sono dati certi sull’origine di questo toponimo. La località è situata sotto Monte Calvo. Gli abitanti del luogo la pronunciano Busumè, tuttavia qualsiasi ipotesi sulla possibile derivazione sarebbe avventata. Qualcuno la fa derivare da avvallamento.

Calcine

Località nella Valderniga, vicina a Carieghi e sulle sue origini non ci possono essere dubbi. Il toponimo non può derivare che da calce: forse per la qualità del terreno o, forse, per la presenza di una fornace usata per ricavare la calce dal calcare.

Canè

È situata lungo la costa, dopo l’insenatura di San Simon. Il toponimo non può che aver origine dal fatto che la località doveva essere caratterizzata da una forte presenza di canne. Come del resto anche Canedo è presente già nei testi dei primi Statuti Isolani del 1300. Anche altre località della penisola italiana, dove è presente la canna, portano nomi simili se non identici.

Cànola

Non tutti coloro che hanno studiato l’origine dei toponimi isolani sono concordi nel dare la stessa definizione di questa località. Secondo alcuni deriverebbe nuovamente dalla canna, mentre secondo altri sono maggiori le probabilità che derivi da canale, anche o per la conformazione del terreno. Da ricordare che il famoso trenino della Parenzana che agli inizi di questo secolo nel suo tragitto da Trieste a Parenzo toccava anche Isola, incominciava la sua salita verso la galleria di Saleto proprio a Canola. Sembra che il toponimo faccia la sua prima comparsa scritta nel 16.esimo secolo.

Capitél

Un piccolo capitolo a parte meriterebbero anche i capitelli che nel tempo esistevano a Isola e nel suo circondario. In buona parte sono scomparsi, vuoi per incuria dell’uomo, vuoi per opera del tempo e delle intemperie. Ne rimane ancora qualcuno, soprattutto in città, perché incavati all’esterno dei muri degli edifici. I capitei, cappellette o nicchie con immagini sacre, a Isola non mancavano, anche se erano più numerosi da incontrare sulle strade di campagna e soprattutto agli incroci tra due o più strade. In città non potevano far concorrenza alle numerose chiese disseminate un po’ in tutti i rioni.

Il capitel più grande e più solidamente costruito era quello in cima alla salita di Saleto, prima che la strada continuasse in discesa per Lavorè. Era rivolto verso la Chiesa della madonna di Loreto che intendeva onorare. Dalla sua presenza prese nome anche la stessa cima della salita di Saleto. Co se riva a Capitel l’ocio se slonga fin a Trieste, si diceva per la bella veduta che si aveva del panorama di Isola e del Golgo di Trieste. Dopo la guerra, al suo posto venne inaugurato un monumento ai caduti della zona nel corso della Seconda guerra mondiale. Successivamente, anche questo venne spostato nei pressi della Chiesa di Loreto per dar spazio alla nuova strada che collega Pirano a Capodistria.

Altri capitelli, di cui però non esistono molte notizie, erano collocati a Vilisan e a Servignan. Uno era situato anche alle Porte di Isola, nei pressi del luogo dove poi venne costruita la Farmacia.

Casaglievolo - Casadievolo

Il toponimo appare piuttosto spesso nei documenti scritti riguardanti Isola. Molti lo fanno derivare dal termine “Casa del diavolo”, ma sembra congettura alquanto azzardata in quanto solitamente toponimi del genere venivano affibbiati a località impervie o comunque scostanti. Cosa che non è possibile asserire per Casaglievolo in quanto situata vicino a Isola e confinante con Pregavor. Secondo qualcuno potrebbe essere anche possibile che il toponimo derivi dal dialetto veneto e significasse Casa della lepre, vista la vicinanza fonetica tra il veneto lievoro, e l’isolano levero, da qui il succitato glievolo, secondo alcuni ancora trasformato in dievolo. Tra l’altro, da ricordare che una vera e propria Casa del diavolo esisteva ed esiste tuttora in cima a Saleto ed il cui nome probabilmente le venne per la sua solitudine tra le campagne che nulla aveva a che fare con il diavolo.

Carieghi

Sembra che il toponimo derivi sicuramente dal termine carega (sedia), non perché sul luogo ci fosse un fabbricante di sedie, quanto piuttosto per la conformazione a terrazze del terreno, che potrebbe far pensare ad una carega.

Casanova

Toponimo presente già in documenti del sedicesimo secolo confinante con la vicina località di Saleto, che probabilmente è tra le poche che non hanno bisogno di particolare spiegazione sulle sue origini. Eventualmente sarebbe interessante sapere qualche è stata la prima casa nuova costruita secoli addietro in quella località e per conto di chi.

Cavalier

Nei tempi andati sembra che nel dialetto veneto italiano il baco da seta fosse chiamato anche cavalier, per il suo modo di procedere a testa alta. È confermato, che nella piccola località adiacente Bosumè vi fosse un grosso allevamento di bachi da seta, da cui la denominazione del toponimo di Cavalier.

Campi Longhi

La denominazione di Campi Longhi ormai è scomparsa dall’uso per il semplice fatto che già alla fine del secolo scorso i campi, che certamente occupavano l’area, non esistevano più. Infatti, proprio in quella zona con l’allargamento urbano di Isola sono sorte tante piccole case. Nei primi anni di questo secolo infatti, sui Campi Longhi, dei quali si ha notizia già nel sedicesimo secolo, sono sorte le prime case operaie di Isola.

Cavarìe

Località appartenenti al comune di Isola, ma confinante con quello di Pirano nella valle di Strugnano, alle pendici del monte Costerlago. Ancora oggi molti lo chiamano Cavrìe e certamente le sue origini vanno collegate alla capra.

Cavo dei fossi

Potrebbe sembrare illogico abbinare una cava ad un fosso. Ma in questo toponimo il cavo sta ad indicare il capo, cioè l’inizio dell’area dove si trovavano dei fossi, cioè dei canali. La zona, che è ormai dimenticata e completamente fuori uso, era situata vicino all’attuale cimitero e, probabilmente, comprendeva anche lo spiazzo dove si trova lo stesso Camposanto.

Cerredo - Saredo

Località posta sul colle che sovrasta Isola, a ridosso di Ricorvo. Probabilmente il suo nome deriva dal cerro, che è una varietà diffusa della quercia. Il toponimo è presente già nel sedicesimo secolo.

Cervignano - Servignan

È toponimo che ha certamente le sue origini nell’epoca romana, ed oltre che a Isola è presente anche in altre zone della penisola italiana, come per esempio Cervignano del Friuli. Anche il toponimo isolano, presente già nel quindicesimo secolo, deriva dal centro romano Praedium Cervianum.

Corgnoleda

Sembra che il toponimo derivi dalla pianta del corniale e la zona è situata tra Serra e Cavarìe.

Costerlago - Castrolago

Negli ultimi decenni del secolo scorso e anche attualmente, la località è stata modificata da Castrolago in Costerlago. Il toponimo è certamente di origine romana e deriva da Castra-locum, il posto dove si trovava l’accampamento militare. Spiegazione alquanto logica anche per il fatto che nella non lontana Albuciano esisteva l’omonima postazione romana, sorta su un preesistente castelliere degli Istri. Anche questa denominazione è presente già nel 1500.

Creta

Anche su questo toponimo non vi possono essere dubbi, perché sia nel dialetto isolano che in quello veneto, la parola creta o creda sta ad indicare l’argilla. Quindi una denominazione che ha preso spunto dalla qualità del terreno, ma che già a partire dal secolo scorso era andato in disuso. Si sta ripristinando in questi ultimi anni grazie ad alcuni nuovi piani regolatori che Comune di Isola, che comprendono anche questa zona.

Cospeton

È località situata vicino a Nosedo, anche se è poco probabile che qualcuno ne conosca ancora l’ubicazione e la stessa denominazione.

Probabilmente il toponimo ha origine da qualche famiglia che abitava nella zona o che, più probabilmente, era proprietaria dei terreni. E più che di un cognome vero e proprio, si tratta di un soprannome, vista l’abitudine a Isola di dare un soprannome a tutte le famiglie per distinguerle dalle altre con lo stesso cognome. In dialetto, comunque, sta a significare l’aringa.

Livizzano - Livisan

Anche questo toponimo è di origine romana e dovrebbe derivare da Laevidius o Laevinius. Situtato nelle vicinanze della Vlderniga è conosciuto fin dal 1500.

Lonzan - Lonzano

Anche questo toponimo deriva presumibilmente dal romano Loncianus. È località vicina a Viollisino dove esisteva certamente un insediamento romano e dove fino a non molto tempo fa era possibile scorgere i resti dell’antico porto.

Malìo

Situato sul colle tra Saredo e Corte d’Isola deriva probabilmente dal romano Mallius. Qualcuno fa notare che uno dei triumviri fondatori di Aquileia, Lucio Manlio Acidino, fosse appartenuto alla famiglia patrizia romana dei Manlio Acidino, denominata anche Mallio. Secondo altri studiosi invece il nome deriverebbe dal latino “malus”, quindi pomo, melo.

Tuutavia è più verosimile la variante del mallius, visto che nelle sue vicinanze esisteva l’insediamento romano di Albuciano.

Marzanè

Altro toponimo di origine romana. Deriva da Marcius. È noto che sul territorio di Pirano, ma anche su quello isolano (e Marzanè si trova proprio al confne tra i due) si fossero insediati del coloni romani. Una colonia a ridosso della zona più antica di Pirno era un praedium della nobile famiglia marcia, da cui prese nome anche il nome una strada, quella Marciana appunto. Nei secoli successivi si trasformò in Marzana per arrivare già nel sedicesimo secolo con il Marzanè che conosciamo tuttoggi.

Modiano

Località poco distante da Malìo deve avere pure origini romane e viene segnata già nel 1500. Probabilmente deriva da medius, medianus o metius.

Monte Calvo

Segnalato nel sedicesimo secolo deriva dal latino Calvus, quindi Monte spoglio da vegetazione, anche se oggi la situazione è ben diversa. Situato subito dopo Saleto e Lavorè.

Morer

Località conosciuta nei secoli precedenti ha preso il nome certamente dalla pianta del gelso, morer per l’appunto.

Nosedo

È collocato subito dopo Malìo ai confini con il territorio di Pirano. Prende certamente il nome dalla pianta della noce. Infatti, con la denominazione di Noxedi compare in un atto di donazione del 1173.

Pivol

È probabile che il toponimo originario sia quello di Piaiol, perché è con questo che compare in un documento del 1500. In ogni caso è quasi certo che il nome gli derivi dal corso d’acqua, rio o rivolo che fosse per arrivare ad Arivol e più precisamente, in questo caso, Pivol. Che il terreno fosse coltivato già ai tempi dei romani è dimostrato dal ritrovamento di una moneta romana dell’Imperatore Costantino, nel 330 d.C.

Pregaor - Pregavor

La località esiste tuttora e non ha niente a che fare né con la preghiera , né con un luogo di culto. Sembra, secondo alcuni studiosi, che il toponimo stesse ad indicare un prato nelle vicinanze di un bosco o di un torrente.

Ricorvo

È certo che la località prende il nome dalla sorgente d’acqua e dall’omonimo torrente. L’acquedotto di Ricorvo erogava l’acqua anche grazie ad alcune fontane costruite in città prima della costruzione dell’acquedotto del Risano, soprattutto agli abitanti che si trovavano in un territorio più distante dalle Porte e dalla Fontana de Fora. Il nome di Ricorvo del torrente rappresenta probabilmente una deformazione di Rio Curvo o Rio del Corvo, come sostengono alcuni studiosi.

Ronco

Località inerpicata sulla collina che sovrasta il mare al confine con il territorio di Pirano, prima di Strugnano. Prende il nome probabilmente dal terreno in forte pendio e tutto a terrazze verso la valle, e a picco sul mare. Viene riscontrato già nel 1400.

Roncaldo

Quasi tutto il territorio che circonda la cittadina di Isola rappresenta contemporaneamente un pezzo di confine con un altro Comune. Sia si tratti di Pirano o di Capodistria. Roncaldo confina con quest’ultima ed è situato nei pressi di Segadissi. Probabilmente ha lo stesso significato di Ronco, ma con l’aggiunta di alto. Quindi, con il tempo, Roncaldo e con questo nome è segnalato già nel 1400.

Saleto - Saletto

Pare che il toponimo non abbia niente a che fare con la salita della collina fino a Capitel, né con le antiche saline che si trovavano nelle vicinanze, dopo San Simon. Terreno di fertili campagne, sembra abbia preso il nome dal salice, che, pare, nei secoli scorsi fosse abbastanza frequente.

Oggi, quando tutta la zona è diventata residenziale con il nome di Jagodie, c’è una via che è stata denominata Sotto Saleto.  Peccato che si ubicata proprio in cima alla salita, per cui, eventualmente, avrebbe potuto essere definita non sotto ma sopra. Sempre in questa zona, un’altra via è stata denominata via dei Pasteni. Potrebbe anche essere, ma almeno a memoria d’uomo il terreno a terrazze, prima di diventare zona abitativa, era coltivata a vitigni.

San Donà

Piccolo promontorio collinoso che ha preso il nome da una cappella, appunto quella dedicata a S. Donato, che ormai non esiste più.

Santa Fosca

Anche questa località sembra aver preso il nome da una piccola, chiesetta. Comunque, di S. Fosca si ha notizia già nel sedicesimo secolo. Un documento che risale addirittura al 1035 informa che l’imperatore Corrado II aveva concesso a Capodistria alcune località, tra cui anche una denominata Fontana Fosca (Fontanam Fuscam). Poiché la sorgente del torrente Ricorvo si trova nelle immediate vicinanze è possibile che si tratti proprio della stessa zona. In ogni caso è quasi indubbio, che il toponimo sia stato adottato dopo la costruzione dell’omonima chiesetta.

San Giacomo

Anche questa località, ma in tempi più recenti, ha assunto il nome dalla chiesetta che era stata costruita. Di essa, ormai, non esiste più niente. A parte le testimonianze scritte, nessuno la ricorda più.

Sardacòn

Zona boscosa ai pendii delle colline a fondo della valle di Lavorè che portano verso Saredo e verso Malio.

Scamal

Località citata più volte n documenti risalenti addirittura al 1500. Comune, delle origini del toponimo non si ha alcuna notizia. Secondo alcuni potrebbe essere stata presa dalla presenza di qualche eremita “camaldolese”.

Segadizzi - Segadisi

Un tempo conosciuto anche come Segaticci. Località posta su una collina di poco superiore ai 200 metri e situata proprio sul confine con il territorio capodistriano, tanto da farne parzialmente parte. Il toponimo potrebbe derivare dall’aspetto orografico della cima: sembra fatta a denti di sega, o qualcosa del genere.

Serra

Secondo quanto scrive Alfredo Erman nella sua ricerca “Alle origini dei toponimi isolani”, dalla quale abbiamo ripreso molte delle notizie riportate finora, sembra che il toponimo indichi una località chiusa da colline, costoni rocciosi, crinali montuosi. La località situata al confine con Strugnano, quindi con il territorio piranese, viene menzionata già nei primi  Statuti di Isola e anche successivamente nel sedicesimo secolo. Secondo lo studioso di cose istriane Gravisi, pare che nella zona esistessero cave di pietra risalenti addirittura all’epoca romana.

Settore

Toponimo di indubbia origine romana. Poco distante da Malìo potrebbe significare la presenza di una costruzione militare, delle mura o una cinta difensiva.

Valderniga

Il toponimo potrebbe semplicemente significare Valle dell’arnica in onore all’omonima pianta medicinale. Va ricordato però, che dalle parti di Pola esiste una Valdenaga che alcuni vogliono derivare da Valle d’Anago (Annius), o da Valle d’Enago (Ennius). Nella storia dell’Istria rivestì una notevole importanza, tanto che ai tempi della Repubblica di Venezia esisteva il  Capitano della Valderniga.

Valleggia

La località è situata nelle immediate vicinanze del centro storico di Isola. Il toponimo, già dalla sua definizione, non poteva che indicare una zona più bassa rispetto al resto del territorio, quindi valleggiante. È in pratica la zona pianeggiante, dalla quale inizia l’odierna Jagodje, ma che con il nome di Valleggia era conosciuta fin dal 1500. Probabilmente anche da prima, visto che la testimonianza scritta del sedicesimo secolo doveva già essere entrata a far parte della memoria collettiva del luogo. Peccato che la memoria collettiva ultimamente significhi così poco.

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