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La scuola italiana in slovenia oggi e domani

Introduzione

La Comunità Autogestita della nazionalità italiana di Isola si è riproposta, nell'ambito delle sue attività, di organizzare dei dibattiti su alcuni dei settori importanti del nostro essere gruppo nazionale minoritario. Tra questi, quello che necessariamente implica soprattutto la partecipazione degli operatori del settore, oltre a quelli che comunemente definiamo i "fruitori", e qui sono compresi quasi tutti, è certamente il mondo della scuola al completo. Ecco il perché di questa tavola rotonda, organizzata verso la fine dell’anno scorso, che abbiamo voluto intitolare semplicemente: "Scuola italiana - oggi e domani", senza volerle attribuire volutamente definizioni che potrebbero in qualche modo limitare sia le possibili riflessioni, sia il dibattito in generale. Quindi, per il momento: scuola italiana - senza distinguerla né come “scuola della nazionalità italiana," né come "scuola di lingua italiana", né in altro modo, lasciando - appunto - alle conclusioni del dibattito una eventuale e possibile definizione.

Pur rendendoci conto, che la presenza della rete scolastica italiana sul nostro territorio è comunque, necessariamente e obbligatoriamente, legata alla presenza della comunità nazionale italiana, abbiamo voluto che il dibattito, proprio per la complessità degli argomenti che sono di natura pedagogica, legislativa, organizzativa e professionale non venisse limitato in ambiti troppo ristretti o esclusivi. Un dibattito, quindi, che - se necessario, potesse eventualmente anche esulare da quelle che erano le contingenze del momento, legate un anno fa alla necessità di approdare quanto prima ad una legge del settore, in sostituzione di quella ormai superata del 1982. Su questo argomento, a livello di Comunità autogestita costiera, si erano svolti in precedenza alcuni incontri con i presidi di tutte le nostre istituzioni scolastiche, ma erano incontri che dovevano affrontare soprattutto una proposta di legge già stilata e preparata e cercare, per quanto possibile, di arginare eventuali ricadute negative su tutto il sistema e sulla sua stessa operazionalità nell'ambito del sistema scolastico pubblico. Va subito detto, che la proposta di legge che, infine, è approdata in procedura alla Camera di Stato e, prontamente bocciata dal governo balneare del presidente Bajuk, cinque - e non sei - minuti prima dello scadere del suo mandato, rappresentava comunque un compromesso non indifferente tra quanto avremmo voluto e quanto si era riusciti ad ottenere nel corso del dibattito e del confronto con le forze politiche presenti in esso. Successivamente, la legge è stata riproposta dal nostro deputato al Parlamento sloveno, Roberto Battelli, e senza grosse difficoltà, ma anche se sostanziali modifiche, è stata approvata. Va detto che, proprio perché lo strumento legislativo non risolve completamente alcuni problemi chiave della nostra scuola, la Comunità autogestita costiera assieme al deputato hanno chiesto ancora il giorno prima del dibattito in Parlamento un incontro con esponenti del Ministero per la scuola. Naturalmente l’esito è stato scontato. Se eravamo interessati a far passare la legge, non ci conveniva riaprire il contenzioso con nuove richieste, perché si rischiava di bloccare ancora una volta il suo iter.

Il dibattito del novembre scorso, quindi, non aveva la pretesa di rispondere a tutte le domande che venivano poste, anche perché non si era riusciti fino ad allora ad evidenziare tutte le domande che questo vitale settore della nostra esistenza minoritaria comporta, ma voleva soprattutto porre in rilievo e far riflettere su quali strategie, su quali orientamenti, su quali tattiche sarebbe stato necessario impostare la nostra futura azione, affinché non soltanto la scuola italiana in Slovenia potesse adempiere appieno il suo compito ed il suo ruolo, ma - pure - affinché potesse rappresentare, come è sempre stato detto, il pilastro della presenza italiana sul territorio del nostro insediamento storico non soltanto oggi, ma anche domani e dopodomani. Questo per non dover, nel giro di una o due generazioni, parlare della scuola italiana e della comunità nazionale italiana al passato, come di qualcosa che esisteva una volta e le cui testimonianze ormai vanno ricercate nei musei e negli archivi, oltre che nella restaurata struttura architettonica e urbana dei nostri centri. Come si studia e si affronta oggi la civiltà degli Etruschi o degli Incas.

I pericoli sono tanti, i problemi ancora di più, le difficoltàcui la scuola italiana è costretta far fronte quotidianamente, innumerevoli. A monte di tutto, certo, forse anche una nostra mancanza di incisività e propositività, come è stato rilevato anche nel dibattito, ma che - in compenso - si scontra con una non velata volontà politica e culturale dello Stato di appartenenza di ridurre al minimo indispensabile l'influenza e l'impatto della nostra presenza scolastica sulla popolazione e sull'intero territorio. Una volontà che è stata presente nei decenni e che oggi, proprio grazie alle nuove opportunità e alle nuove aperture internazionali e mondiali, rischia di diventare addirittura micidiale.

Tra l’altro, tra le molte questioni che la Legge sui diritti particolari delle comunità nazionali nel settore dell’educazione e dell’istruzione non risolve è proprio quello che è stato per decenni il vanto della politica slovena nei confronti delle minoranze nazionali: le scuole dei territori nazionalmente misti, quali strumento di convivenza e di conoscenza delle due lingue, che la stessa Costituzione definisce ufficiali. Problema che per le scuole slovene viene risolto nell’ambito di un quadro orario molto più tollerante, nel quale l’insegnamento della lingua minoritaria quale lingua d’ambiente sta diventando sempre più un optional, visto il numero sempre più ridotto di ore che le viene dedicato.

Naturalmente se non sapremo opportunamente organizzarci, ma per organizzarci è necessario sapere dove vogliamo andare, quanto tempo abbiamo a disposizione, e -soprattutto - se la nuova o vecchia strada, prima di imboccarla, trova concordi tutti, coloro che sono chiamati a reggere le sorti del sistema e coloro che in questo sistema troveranno o sapranno di trovare la risposta giusta per il mondo che sta arrivando. E va detto subito - il mondo delle integrazioni, pone in primo piano - oltre alla necessità di mantenere e sviluppare la propria identità culturale, linguistica e nazionale - anche la necessità del sapere: secondo il vecchio detto "vali quanto sai". Nel mondo del lavoro, prima ancora di chiederti cosa sei e chi sei, ti chiedono cosa sai fare. Ed ecco la domanda fondamentale: il nostro sistema scolastico, oltre ad offrire elementi per assicurare il mantenimento o l'acquisizione dell'identità linguistica, culturale e nazionale, è - dal punto di vista didattico e dei programmi - attrezzata per fornire anche la risposta all'altra domanda, che in alcuni casi, vista la composizione eterogenea dei nostri studenti, risulta essere anche la prima: essere preparati ad affrontare oggi, ma soprattutto domani, un'inclusione quanto più rapida e indolore sul mercato del lavoro e del sapere?

Che cosa dobbiamo chiedere alle nostre istituzioni, allo Stato di cui siamo cittadini, alla nostra Nazione Madre, affinché questo processo di ammodernamento - ormai in notevole ritardo anche se confrontato con l'altra parte del sistema scolastico pubblico in Slovenia - riprenda fiato?

Nel corso del dibattito a questi problemi è stato dedicata molta attenzione, ponendo in primo piano alcune riflessioni che gli appartenenti alla nostra Comunità si pongono frequentemente. Lasciando, naturalmente ai professionisti del settore, di affrontare questi e altri problemi.

Silvano Sau

Presidente della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Isola

 

Isola. 21 novembre 2001

 



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