00:33 , 21 Set 2019
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Figarola Fijeroga

Studio preliminare a un progetto di riqualificazione territoriale di un ambito dell’Istria slovena

Figarola: problema aperto

Sarà forse perché siamo una comunità minoritaria che sentiamo più forte il nostro  attaccamento al territorio, alle tradizioni, ai costumi, non solo nostri.

Anche per questo, nonostante i limitati mezzi a disposizione, abbiamo deciso di supportare la pubblicazione di questo volume, pur se l’argomento trattato non riguarda direttamente la Comunità nazionale italiana di Isola. Alla decisione ha comunque contribuito il fatto, che la ricerca è il risultato concreto di un corso di restauro architettonico tenuto nella nostra cittadina dal Dipartimento di architettura ed analisi della città mediterranea dell’Università degli studi di Reggio Calabria e frequentato con successo da una quindicina di corsisti, autori, appunto, di questo volume. Da porre in rilievo, che il Dipartimento di Reggio Calabria ha coordinato, per conto del Ministero degli Esteri italiano, i lavori di restauro di Palazzo Manzioli, ormai alla conclusione.

I risultati della ricerca condotta dai corsisti isolani sono stati già presentati a suo tempo, in una bella mostra allestita a Palazzo Besenghi, come pure alla galleria Insula e alla Biblioteca centrale di Capodistria.

Perché una ricerca su Figarola? Perché rappresenta l’immagine del contado istriano che, nel dopoguerra, è rimasto per lunghi anni quasi totalmente svuotato dalla presenza umana, con un forte degrado economico, produttivo ed abitativo, e che l’attuale riscoperta cittadina del mondo rurale potrebbe compromettere definitivamente nelle sue tradizionali connotazioni ambientali, architettoniche e umane. Coscienti del fatto, che la cultura di un territorio è la risultante di un processo che nel tempo ha permesso alla popolazione locale di costruire il proprio mondo. Nello sviluppo rurale la valorizzazione del patrimonio locale deve quindi essere indirizzata prima di tutto alla popolazione residente, anche se la dimensione culturale del progetto deve rappresentare un fatto di più ampio respiro. L’uso delle risorse nei territori rurali, cui certamente appartiene Fjeroga, è largamente condizionato dalla tradizione, dove lo stesso uso della terra è consolidato proprio perché qualsiasi  innovazione potrebbe implicare un mutamento radicale del modo di produrre, di vivere e di rapportarsi nei confronti del contemporaneo. Mutamento, quindi, che va reso gradualmente possibile, con un ampio e ragionato confronto tra gli attori locali nell’individuazione di un possibile progetto di sviluppo locale mirante ad attivare e incentivare la valorizzazione della cultura e delle risorse ambientali autoctone, fino a farle diventare strumenti di crescita.

La ricerca portata a termine dai corsisti isolani, con l’attenta guida dei professori provenienti da Reggio Calabria, esperti in ambiente ed architettura mediterranee, ha voluto presentare uno spaccato di una realtà della campagna dell’Istria interna. Non per offrire soluzioni, ma per assicurare a chi di competenza una serie di informazioni sulla base delle quali prospettare una praticabile e auspicabile via di sviluppo futuro senza, per questo, negare tutto il passato.

I corsisti isolani, quindi, riunitisi nel frattempo nell’Associazione “Mediterranaeum”, proseguano con le loro ricerche e sia questo soltanto il primo di una serie di studi, che riguardino magari più direttamente la nostra realtà oggettiva, e da parte nostra non mancherà certo l’impegno a fornire l’aiuto necessario.

Isola, ottobre 2002                                                             Silvano Sau  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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