00:50 , 21 Set 2019
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Cognomi e stemmi di Isola

Prefazione

È da qualche anno ormai, che la Comunità italiana di Isola sta dedicando particolare attenzione a quelle che comunemente definiamo le “nostre radici storiche”, perché – come ebbe a ribadire qualcuno – chi non conosce il passato, difficilmente riesce a comprendere il presente e ancor più difficilmenmte riuscirà a prospettare un possibile futuro. E se il passato, fino a mezzo secolo fa, è stato comune per tutti gli Isolani, da quasi cinquant’anni le nostre storie individuali e la nostra storia collettiva hanno intrapreso strade diverse. Non per volontà nostra, o almeno, non sempre per volontà nostra. Quindi anche le esprienze, i sentimenti, le valutazioni, gli amori ed i risentimenti, i dolori e le gioie, i rimpianti e le speranze sono stati originati da motivazioni diverse ed hanno seguito destini diversi. Come diversa oggi è la nostra memoria storica individuale e collettiva. Con un elemento, però, che accomuna quasi tutti: quello della scelta che è stato necessario compiere tanti decenni fa, tra l’andare e il rimanere. Coscienti – oggi più che mai – che quando la scelta non è strumento di democrazia, ma di imposizione, essa rappresenta una violazione dei codici e dei valori fondamentali del vivere civile, delle libertà dell’uomo e del suo diritto di essere e di esistere per quello che è, e di poterlo essere ed esprimere nel suo ambiente umano, culturale, storico e linguistico.

Ribadire che l’Istria è stata nei secoli crocevia e crogiolo di popoli, a forza di ripeterlo, sta diventando ormai un luogo comune. Vicende storiche e politiche, pestilenze e crisi economiche, che a periodi più o meno lunghi, hanno colpito la nostra penisola hanno certamente contribuito a definirne l’attuale conformazione culturale ed etnica. L’ultima grande, oseremmo dire epocale trasformazione  è avvenuta in tempi relativamente brevi e comunque nel corso di questo secolo. Anzi, per essere più precisi, nel corso di quest’ultimo mezzo secolo. Una componente culturale e linguistica della popolazione istriana che è stata addirittura dominante per più di un millennio è stata ridotta ai minimi termini, quando non eliminata del tutto, nel corso di un processo di ridefinizione nazionale dei confini seguito alla Seconda guerra mondiale. Il pericolo, quindi, in assenza di adeguati strumenti di ricomposizione e di tutela, che di questa millenaria presenza tra qualche decennio non rimanga altra testimonianza al di fuori del retaggio architettonico, degli archivi e delle testimonianze conservate nei musei, anche queste purtroppo sparse in giro per il mondo.

Una viva fonte di informazioni storiche su quelli che sono stati gli eventi storici e demografici istriani nei periodi trascorsi e che, volenti o nolenti, rimangono come testimonianza di una presenza culturale e storica sul territorio che si protrae nel tempo e che, per fortuna, nemmeno i più accesi nazionalismi sono riusciti né riusciranno a cancellare, sono i cognomi delle persone e delle famiglie. Accomunati ai toponimi che caratterizzano e indicano i diversi territori, e agli stemmi di cui sono addobbati molti edifici di un qualche rilievo. Che non soltanto testimoniano presenze secolari, pur con le dovute modifiche, ma che rappresentano anche un indiscutibile e innegabile documento, appunto, di quelle che sono state le vicende di un territorio – come si diceva – che è stato sempre crocevia di popoli, di conquiste e di immigrazioni, a volte pacifiche a volte violente. Oppure, per dirla con lo studioso Marino Bonifacio, piranese purosangue, anche se da decenni residente a Trieste, “ci da la certezza e la consapevolezza che noi tutti siamo parte integrante di un’unica storia universale”.

Ecco, dunque, il perché di questa prima raccolta di cognomi isolani preparata appositamente per le nostre pubblicazioni dal Bonifacio. Ed ecco perché, giustamente, il Bonifacio non ha voluto limitarsi ai soli cognomi antichi di Isola, ma inserendo nella ricerca anche gli ultimi arrivati nella nostra cittadina in seguito alle vicende di quest’ultimo dopoguerra. A dimostrazione che se alcuni, in seguito all’esodo, sono letteralmente scomparsi dopo secoli di cittadinanza isolana e istriana per insediarsi in altri territori, nuovi ne sono sopravvenuti che, pur se a prima vista possono sembrare completamente estranei (ed alcuni lo sono) alla storia istriana, in fondo la loro storia ha origini in luoghi e territori a noi più vicini di quanto si potrebbe credere. E come molti cognomi nel corso dei secoli hanno subìto trasformazioni, a seconda dell’ambiente in cui venivano a collocarsi, da origini latine a grafie tipicamente slave, altri venivano sottoposti ad un processo inverso: cognomi dalla grafia tipicamente slava che, invece, hanno origini latine o più specificatamente territoriali.

Né, come testimonia lo studio del prof. Giovanni Radossi di Rovigno sugli Stemmi delle famiglie notabili di Isola, il diritto di cittadinanza isolana veniva acquisito per appartenenza etnica o culturale, quanto per il contributo offerto allo sviluppo della città.

Con questo nuovo volume, la Comunità autogestita della nazionalità italiana di Isola, vuol continuare il discorso, per quanto possibile obiettivo – pur se con finalità prettamente divulgative – di documentare l’esistenza e la permanenza secolare della cultura, della lingua e della tradizione italiana e istroveneta nella nostra città, con tutti gli intrecci che nei secoli si sono sviluppati con le popolazioni limitrofe, vicine o lontane. Anche a dimostrazione – in un periodo di accentuati processi di integrazione e di globalizzazione – che l’Istria e Isola nel suo piccolo, in fondo, sono sempre state entità e culture a dimensione adriatica, mediterranea ed europea.

Silvano Sau

Presidente della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Isola

 

Isola, dicembre 2000.

 



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